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Ai margini della mente creativa

di Giancarlo Flati

20.00 19.00

In questo libro/catalogo l’autore racconta il suo percorso mentale e creativo verso l’appuntamento la 57° Biennale di Venezia. Le riflessioni ed i concetti elaborati intorno al tema del “Marge” (Margine, Edge, die Marge..) sono stati “messi in scena” con la realizzazione delle sue due opere esposte al Padiglione Guatemala: “Dal silenzio delle foglie” e “Io, albero dei Margini”.

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Descrizione

Non ci si deve sorprendere quando si incontra un artista o uno scienziato e si ha subito l’impressione che esca fuori dagli schemi, che rompa con le regole, che sembri, secondo il comune buon senso, un pò “folle”. È solo un problema percettivo che riguarda i nostri archetipi.

La scienza e l’arte interagiscono e si confrontano da oltre 500 anni, negli ultimi 100 anni due pericolose derive hanno minato le basi per un loro incontro “prodigioso” e foriero di conseguenze reciprocamente evolutive. La prima riguarda un certo snobbismo scientista da parte di taluni protagonisti della scienza ascrivibile alla loro inconsapevole “illusione” di poter perseguire, prima o poi, con i propri mezzi, la conoscenza certa di tutto (non a caso i fisici pensano di poter arrivare alla Teoria del Tutto). La seconda riguarda uno stucchevole “narcisismo” ostentato “delle avanguardie o del postmoderno” (sono parole di Radini Tedeschi) che porta molti protagonisti dell’arte ad avere ferree certezze di grandi Illusioni senza pagare alcun “dazio”, alcun rischio di mettersi in discussione con alcuni indiscutibili progressi della Scienza, molto vicini ai grandi capolavori dell’Arte, o di alzare lo sguardo verso alcune cime “impervie” svettanti da almeno 100 anni nei panorami immensi della conoscenza scientifica e negli orizzonti illuminati dai giganti del pensiero.

Nella mia vita vissuta cercando di costruire ponti/scale, su tale percorso accidentato e posto al margine abissale tra Arte e Scienza, ho avuto modo di conoscere direttamente o indirettamente molti protagonisti dell’arte “sani”, con la ferrea certezza di qualche grande “Illusione” e molti scienziati “brillanti” con l’illusione ferrea di qualche grande “Certezza”. C’è a mio modo di vedere un possibile percorso alternativo alle certezze illusorie dei “dogmi”: essere consapevoli che un pò di sana follia sia utile per non illuderci eccessivamente della nostra capacità di comprendere la “ realtà” e di rappresentarla. Il coraggio di rompere con la tradizione è un percorso arduo, in salita, ma fertile. Se perseguito con ostinazione e forza interiore può liberare l’artista dalle false certezze, aiutandolo ad esercitare una forma di percezione creativa “fresca” ed a creare opere/figlie consapevoli di dover comunicare la loro intima “bellezza” con un nuovo linguaggio metaforico, geometrico e prospettico.

L’ispirazione non più come vezzo ma come immaginazione intuizione/“insight” che osa affondare direttamente nella foresta inestricabile della “natura lì fuori ” cercando di imparare dalle sue (naturali) capacità deformanti, metamorfiche e dinamiche. Per questo è necessario che l’artista sappia esprimersi al meglio tra incompleta astrazione ed incompleta rappresentazione della “realtà” stessa.

È con questo spirito che mi accingo a raccontarvi in questo libro/catalogo il mio percorso mentale e creativo verso l’appuntamento la 57° Biennale di Venezia. Le riflessioni ed i concetti elaborati intorno al tema del “Marge” (Margine, Edge, die Marge..) sono stati “messi in scena” con la realizzazione delle mie due opere che saranno esposte al Padiglione Guatemala: “Dal silenzio delle foglie” e “Io, albero dei Margini”.

Il tema della 57° Biennale di Venezia Viva Arte Viva nelle intenzioni della Curatrice Christine Macel vuole essere una risposta dell’arte di oggi ai “conflitti e ai sussulti del mondo”, unsuo sottile protagonismo vivo e vitale, un cuore ancora pulsante dentro il gelo dell’indifferenza, “la parte più preziosa dell’umano in un momento in cui l’umanesimo è seriamente in pericolo. È – sostiene la Macel – il luogo per eccellenza della riflessione, dell’espressione individuale e della libertà, così come dei fondamentali interrogativi. Sogni e utopie, legami con l’altro e con gli altri, con la natura e il cosmo, così come la dimensione spirituale, vi trovano uno spazio di predilezione”

In piena sintonia con queste parole si pone la scelta del tema la “Marge” da parte del curatore del Padiglione Guatemala, Daniele Radini Tedeschi, nell’ambito del suo specifico progetto. Il margine (marge, edge) è inteso come “orlo estremo” tra regni diversi con tutte le sue contaminazioni, ambiguità ma anche con tutte le sue implicazioni esistenziali, ontologiche e spirituali. Quando mi è stato comunicato il tema, ho sentito prima una sensazione di consonanza autentica con i suoi significati più profondi, poi quasi un senso di vertigine perchè il concetto del margine è il cuore della mia vita artistica, umana e scientifica. Mi sono pertanto immerso, con pieno coinvolgimento intellettuale, emotivo e creativo, nella elaborazione del progetto che ho presentato per promuovere la mia candidatura sostenuta, così fortemente ed autorevolmente da Claudio Strinati, Duccio Trombadori e Gioia Mori che mi onorano con le loro esegesi e che mi sostengono da molti anni in questo arduo e appassionante percorso creativo che approda alla Biennale dopo un lavoro ininterrotto di 5 decenni.

Ho sempre lavorato con passione, intensità e ferma convinzione che, prima o poi, sarebbe accaduto che qualcuno o qualche dinamica invisibile mi consentisse di incamminarmi verso l’incontro con alcuni eventi autenticamente significativi nella storia dell’Arte e con il più paradigmatico di essi: la Biennale di Venezia. Ho atteso a lungo che accadesse quello che sta succedendo, seguendo le parole di San Giovanni della Croce: “per essere dove vuoi devi passare dove non sei”; mi sono immerso in un incessante lavoro mentale mettendo sempre in discussione le false certezze, vaniloqui ed obiettivi effimeri. Sono stato implacabile con me stesso, ho chiesto sempre di più alle mie capacità tecniche ed espressive,restando ai margini, evitando distrazioni e compiacimenti dissipativi.

Un giorno di fine Settembre 2016 è giunta, dopo un’attesa inconsapevole di vari lustri, una telefonata: mi è stato comunicato che dalla Triennale di Roma ero stato segnalato come candidato per partecipare come artista espositore alla Biennale di Venezia/Padiglione Guatemala. Nel corso della partecipazione su invito ad una conferenza selettiva organizzata il 15 Ottobre a Venezia al Palazzo Nobile degli Albrizzi sono state visionate le mie opere e mi è stato chiesto di elaborare un progetto e dei concepts sul tema del margine. Ho deciso di trasformarlo in un piccolo libro/catalogo, che vuole essere una testimonianza, su un percorso arduo ed al tempo stesso affascinante, un “reportage” a futura memoria ed a beneficio di tanti artisti, giovani e meno giovani, che amano incondizionatamente il lavoro creativo, senza scorciatoie, guadagnandosi il privilegio della contemplazione pittorica dell’esistenza con ostinata ricerca del miglioramento continuo della capacità della mente di “vedere” e della qualità espressiva tecnica/linguistica del lavoro non lesinando il sudore della fronte e l’amore incondizionato per l’isolamento creativo ai margini di tutto e di tutti. È proprio il senso profondo del “marge” ed in particolare quello della estetica dell’ “In-Form-Azione” marginale vista in una prospettiva olografica (trattata nel libro: Il segreto del Pendolo di Bentov. Co-Scienza Estetica dell’Invisibile e Ordini Nascosti-Aracne Editrice 2013), che ha guidato il mio istinto creativo, particolarmente negli ultimi 20-30 anni e che, accompagnerà anche questa nuova appassionante sfida.

Informazioni aggiuntive

ISBN

978-88-6515-133-4

Pubblicato

Aprile 2017

Formato

Brossura

Pagine

1240

Interno

Colori

Lingua

Italiano

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