Sinfonia dell’Origine

di Gonzalo Herranz

 

21.00

Quando, qualche anno fa, molti Paesi si apprestavano a legiferare sulle tecniche di riproduzione assistita, sulla sperimentazione sugli embrioni e sulle cellule staminali, vennero creati argomenti sofisticati con l’obiettivo di indebolire lo status etico dell’embrione umano, in modo da convincere l’opinione pubblica che questi embrioni non fossero propriamente esseri umani. Venne così forgiata l’immagine di un embrione fittizio.
In questo libro l’Autore svolge una brillante e documentata analisi dei principali argomenti biologici che sono stati utilizzati: l’irrilevanza della fecondazione, l’inesistenza dell’embrione nelle prime fasi dello sviluppo, la gemellazione monozigotica, la formazione di chimere tetragametiche, la totipotenzialità dei blastomeri, la perdita massiccia di embrioni molto giovani. E conclude che tali argomenti non solo sono inconsistenti e non provano ciò che affermano, ma costituiscono un esempio paradigmatico di come una biologia debole porti necessariamente a una bioetica ingannevole.

Descrizione

Questo libro prova a presentare un’analisi critica degli argomenti con i quali, nel corso degli ultimi anni, si è cercato di indebolire lo status etico dell’embrione umano. Questi argomenti sono riusciti a creare, e a diffondere nella società, un’immagine inautentica dell’embrione umano. Per questa ragione il sottotitolo “Analisi critica di teorie sull’Embrione Umano” si riferisce alla metodologia seguita per smontare, demistificare, questa figura artefatta.

Coloro che praticano la riproduzione assistita o effettuano sperimentazioni con embrioni, così come coloro che raccomandano alcuni metodi contraccettivi, non ignorano che, in maggiore o minor misura, queste procedure comportano la perdita o la distruzione di embrioni umani. Affinché queste azioni potessero essere accettate in una società in cui, almeno in teoria, la vita umana è rispettata, coloro che le praticavano hanno visto che era necessario cambiare il pensare comune riguardo lo statuto ontologico dell’embrione umano; in particolare, era necessario convincere che gli embrioni persi o distrutti nella contraccezione e nella riproduzione assistita non erano propriamente esseri umani; il che avrebbe significato che la vita dell’embrione non fosse equivalente alla nostra vita. Furono molti gli scienziati e i filosofi che affermarono che le “entità” che si perdevano in queste circostanze non erano individui simili a noi, ma cellule o “complessi biologici” che non avevano la costituzione e la dignità proprie e distintive dell’essere umano. A ciò si è giunti grazie alla messa in circolazione di vari argomenti: alcuni filosofici, altri biologici1 . È di questi ultimi che tratta questo libro. In generale, sono stati elaborati da biologi e medici, ma coloro che diedero loro risalto furono moralisti, teologi, giuristi e comunicatori dei media. Tutti hanno fatto il loro lavoro con grande efficacia. In poco tempo hanno ottenuto l’adesione dell’opinione pubblica. Diversi Governi hanno così potuto legiferare in materia. Di conseguenza, da anni e in molti luoghi, le leggi non proteggono, o proteggono molto debolmente, l’embrione umano. Perdere o eliminare embrioni umani non è più considerato nella pratica né un reato penale né una colpa deontologica: le tecniche di riproduzione assistita sono praticamente riconosciute come un ulteriore elemento delle cure mediche ordinarie.

Bioeticisti e moralisti hanno scritto migliaia di pagine sullo status etico dell’embrione e in interminabili dibattiti hanno affinato ragioni sempre più sofisticate per negare l’umanità all’embrione o per determinare a quale stadio dello sviluppo la acquisisse. Si può affermare che in nessun altro campo della bioetica le controversie hanno raggiunto un simile grado di intensità e pignoleria.

Sembra, tuttavia, che da qualche tempo il dibattito si sia calmato. Qualcuno è addirittura dell’opinione che il problema dello status etico dell’embrione appartenga al passato, che sull’argomento tutto sia già stato detto. Invece la discussione sullo status biologico ed etico dell’embrione umano debba ricominciare da capo e su nuove basi; gli argomenti degli anni precedenti dovrebbero essere riesaminati a fondo, non tanto per individuare le loro possibili carenze di ordine filosofico (ontologico ed etico), ma soprattutto per identificare gli errori e le false interpretazioni di ordine biologico che si nascondono in questi argomenti. Come mostreranno i capitoli del libro, i biologi e i medici che iniziarono e guidarono la discussione bioetica sullo status dell’embrione erano, in quanto esseri umani, sensibili alla tentazione di cercare il proprio vantaggio, e finirono per soccombere al conflitto di interessi che si creò tra la loro fedeltà alla scienza rigorosa, il loro pragmatismo morale e le loro ambizioni personali.

Furono molti gli uomini di scienza che spesero il loro prestigio a favore delle nuove tecniche di riproduzione. Lo hanno fatto non solo perché erano scienziati competenti, ma anche per risolvere importanti problemi umani. Lo hanno fatto a partire dal loro credo scientista, persuasi che solo la scienza possa risolvere i problemi dell’umanità e salvarla. Hanno trasmesso l’idea della supremazia della scienza ai membri dei comitati di bioetica, agli operatori dei mezzi di informazione, ai politici. Hanno trasmesso loro un insieme selezionato di nuovi dati e concetti sull’embrione, congruenti con la loro visione ottimista del ruolo guida della scienza nella società.

L’embriologia umana che quegli esperti offrivano a filosofi e politici includeva l’affermazione che, nei suoi primi giorni di sviluppo, l’embrione umano non è, né può essere considerato, un individuo meritevole del pieno rispetto dovuto a un bambino o ad un adulto, sebbene sia opportuno trattarlo con una “misura di rispetto” indeterminata e malleabile. Le premesse scientifiche che portarono a questa conclusione, accettata da molti di buon grado, non sono però mai state discusse a fondo. Curiosamente, nessuno, a quanto pare, si è reso conto che contenevano conclusioni ingiustificate o gravemente errate.

Questo libro vuole evidenziare le notevoli discrepanze che si possono riscontrare tra la scienza pervenuta di quel momento, che si può leggere nella letteratura biomedica dell’epoca, da un lato, e, dall’altro, la versione che gli esperti (biologi e medici) elaborarono per informare le commissioni legislative e bioetiche. I commissari non esperti di biologia accettarono senza ulteriori indagini le informazioni fornite dagli esperti, un comportamento abituale in questi gruppi di lavoro. Fa parte della struttura stessa delle commissioni multidisciplinari di esperti il fatto che ciascuno dei loro membri dipenda dagli altri nelle materie delle quali non è esperto. I comitati di bioetica, specialmente quelli che giungono a conclusioni consensuali, vivono della reciproca fiducia umana dei membri tra di loro.

In concreto: in una commissione che esamini lo status dell’embrione umano, per quanto riguarda l’embriologia i non-embriologi si relazionano agli esperti di embriologia in modo simile a come uno studente si relaziona al proprio insegnante. È una situazione che favorisce l’accettazione passiva delle informazioni fornite dagli esperti, accettazione che diventa tanto più gradita quanto più supporta le proprie opinioni o i propri interessi2 . Vale la pena riesaminare le informazioni embriologiche che furono utilizzate all’epoca: questo è lo scopo principale di questo libro.

E questa è la sua conclusione principale: il tenore generale delle norme giuridiche e delle direttive etiche sull’embrione umano risultò essere tristemente blando, poiché blanda era l’embriologia su cui si basavano. Non è possibile costruire una bioetica forte senza fondarla su una biologia forte, fondata, critica dei dati e delle idee di cui si tiene conto nella ricerca di una soluzione ai problemi in studio. Il principio che non ci può essere una buona bioetica senza una buona biologia è stato ripetuto mille volte, perché la bioetica correrebbe il rischio di diventare una mera finzione. Questo saggio principio è stato spesso disatteso. Come si vedrà nei vari capitoli del libro, quando si tratta di riproduzione umana, la biologia è stata usata in modo accomodante, poco responsabile e persino frivolo.

L’Autore spera che il libro aiuti coloro che lo leggono a prendere sul serio la biologia della bioetica e, più nello specifico, a promuovere l’abitudine di studiare i documenti di ricerca originali, sostituendo la cultura dominante del compendio e della fonte secondaria. La bioetica trarrà grande beneficio da questo ritorno alle fonti della sua biologia.

Infine, un’avvertenza sulla terminologia. L’Autore ha deciso di usare il termine “zigote” per designare il prodotto della fecondazione, processo che termina con la divisione dello zigote nei primi due blastomeri: da questo stadio in poi, utilizzerà l’espressione “embrione”. Ovviamente, quando citerà testualmente altri autori, rispetterà i termini che hanno usato. Ha anche scelto di fare un uso moderato delle abbreviazioni.

Informazioni aggiuntive

ISBN

978-88-6515-21-88

Pubblicato

Settembre 2023

Formato

Brossura

Pagine

188

Interno

Bianco e nero

Lingua

Italiano

Torna in cima