La simulazione in ambito neurologico e psichiatrico

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  • M.Cerisoli
  • L.Cimino
  • D.Vasapollo


In ambito psichiatrico la simulazione rappresenta un tema di grande interesse, sia per quanto concerne gli aspetti pratici dell'attività clinica, sia per la rilevanza della tematica nella riflessione inesauribile relativa alla natura dell'agire psichico e delle motivazioni che ne determinano l'orientamento.



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DETTAGLI

Data uscita

Gennaio 2015

isbn

978-88-6515-100-6

Rilegatura

Brossura

interno

B/N

Pagine

162

PRESENTAZIONE

In ambito psichiatrico la simulazione rappresenta un tema di grande interesse, sia per quanto concerne gli aspetti pratici dell'attività clinica, sia per la rilevanza della tematica nella riflessione inesauribile relativa alla natura dell'agire psichico e delle motivazioni che ne determinano l'orientamento. In entrambi i casi la simulazione si costituisce come un terreno comune sul quale le discipline medico-legale e psichiatrica convergono apportando un contributo alla comunità civile e scientifica. Tale contributo riflette il tentativo di conciliare la necessità socialmente determinata di identificare l'intenzione del soggetto e oggettivarne il quadro psicopatologico.
La valutazione di una componente simulatoria o dissimulatoria, amplificativa o minimizzante, rispetto ad un'eventuale condizione morbosa riveste un ruolo importante nella pratica clinica quotidiana. Lo psichiatra si confronta con quadri clinici in cui la simulazione rappresenta l'estremo di uno spettro molto ampio di fenomeni, al cui opposto troviamo patologie che si manifestano con espressioni dirette e immediate della loro alterità rispetto all'intenzione del soggetto. In questo campo si situano sintomi ed esperienze del soggetto modificati dalla congiunturale azione di vantaggi diretti o indiretti, o più genericamente di quella che Jaspers definisce volontà di malattia, quando afferma che "l'uomo vuole diventare trasparente a se stesso oppure vuole nascondersi, ingannare se stesso e velare la realtà – nella sfera del patologico esiste una volontà, un impulso istintivo verso la malattia ed uno opposto: la coscienza della salute.
La volontà può intervenire nella sfera psichica, può oscurarla e può illuminarla, può inibirla o abbandonarsi ad essa, può elevarsi in qualche cosa e può reprimerla". La dedizione del paziente nel tentativo inconscio o consapevole di ottenere un guadagno primario o secondario gioca un ruolo significativo nelle affezioni nevrotiche, nello sviluppo della pseudologia fantastica, di disturbi fittizi. Dopo una prima fase intenzionale alcuni malati sono infatti dominati, anche contro la loro propria volontà, dalla malattia. Si tratta quindi di dimensioni cliniche o di uno spettro di fenomeni in cui la libertà (nonché la responsabilità) della persona è in gioco nella misura in cui nello stato morboso concorre una tendenza alla malattia. In tal senso, Charcot asseriva che "vi è un momento tra salute e malattia che sembra dipendere dal malato".

La complessità di tale cornice, in cui si inseriscono quadri di non immediata decifrazione psicopatologica, rende ragione della necessità di sviluppare uno sguardo omnicomprensivo, attento, penetrante e continuativo, sostenuto da utili strumenti di approfondimento pratico-teorico quale il testo qui presentato. Dal punto di vista pratico, gli Autori valorizzano la centralità dei colloqui clinici nell'ambito delle possibili indagini psicodiagnostiche, prima e al di là delle contemporanee indagini strumentali. La relazione si pone pertanto come protagonista del procedimento valutativo strutturandosi come un campo di parola intersoggettivo nel quale si gioca la possibilità di cogliere l'intenzione della persona, se non pienamente quantomeno in misura sufficiente rispetto all'obiettivo preposto. La comprensione del soggetto e della sua esperienza, in senso fenomenologico, risulta determinante al fine di indagare i movimenti, le forze coscienti e non coscienti che hanno determinato il manifestarsi della sua volontà in una specifica direzione. Cerisoli, Cimino e Vasapollo sottolineano l'utilità di un rigore metodologico e di un'adeguata formazione in senso psichiatrico ma soprattutto psicopatologico, che consenta al clinico di cogliere nella valutazione oggettiva della storia, del comportamento, dei sintomi e delle circostanze addotte dal periziando i segni di una coerenza interna foriera di senso, piuttosto che elementi discordanti suscettibili di dubbi e ulteriori approfondimenti. "Allo psicopatologo rimane la conoscenza dei limiti – egli procede in un modo radicalmente contraddittorio, se postula, invece di processi morbosi empiricamente constatabili, un fatto fondamentale della modificazione dell'esistenza. L'esistenza non può essere toccata né dal sapere né dall'esperienza psicopatologica". Consapevole pertanto dei propri limiti, ma forte del rigore metodologico, colui che valuta ha oggi la possibilità di essere supportato nella formulazione di giudizi inerenti l'intenzione della persona da diversi strumenti.

Ai fini di un buon operare sul piano clinico, psichiatrico e medico-legale, gli Autori propongono un'accurata disamina di tali strumenti che muovono dal "buon senso" dettato dall'esperienza, ai segni di semeiotica psichiatrica e medico-legale, alle valutazioni psicometriche e psicodiagnostiche, per giungere al ruolo delle indagini strumentali anche neurofisiologiche. Il caso esemplificativo presentato dagli Autori consente infine di modellare il vasto apporto di conoscenza teorica offerto dal testo attorno alle necessità pratiche con le quali l'attività forense si confronta quotidianamente. L'atteggiamento valutativo proposto, che potremmo definire "sintetico" nel senso di una modalità pratica di condurre colloqui dotati di empatia, di vicinanza all'esperienza del soggetto e allo stesso tempo di attenzione rispetto a ciò che è oggettivabile, richiede capacità ed una formazione specifica. In tal senso il testo presentato si costituisce come uno strumento prezioso per chi si trovi nella contingenza di esprimere il proprio giudizio professionale relativamente a situazioni potenzialmente simulate in un setting forense.

 

Prof. Mario Amore
Dipartimento di Neuroscienze
Università di Genova

 

GLI AUTORI

Marziano Cerisoli

Professore aggregato del Dipartimento di Scienze Neurologiche dell'Università di Bologna

Luca Cimino

Specialista in Psichiatria, Psicoterapia, Medicina Legale, Criminologo e Psichiatria Forenze - Docente di Psicopatologia Forense Applicata, Università di Bologna

Domenico Vasapollo

Profesore associato di Medicina Legale. Già Direttore delal Scuola di Specializzazione in Medicina legale dell'università di Bologna

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