Criminologia e psichiatria forense

criminologia
  • E.Mei
L’opera si propone di fornire un valido ausilio didattico e di consultazione per i discenti e per tutti coloro che, a vario titolo, non escluso l’ambito professionale, si interessano di scienze criminologiche e di psichiatria forense
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Descrizione
Data uscita

Novembre 2016

isbn

978-88-6515-131-0

Rilegatura

Brossura

interno

B/N

Pagine

510

LINGUA

Italiano

Nel contesto dello studio e dell’interpretazione dei comportamenti umani, l’opera si prefigge di promuovere, ribadire e consolidare, sul piano metodologico e tecnico, i fondamentali legami specificamente esistenti tra psico-pato-biologia e pensiero giuridico.

La Criminologia fu accolta in Italia dal Borri nell’alveo della Medicina legale al declinare del XIX secolo, ma a distanza di alcuni decenni, l’impulso formidabile di Benigno Di Tullio, Maestro indiscusso della disciplina contribuì a promuoverne la piena autonomia accademica.
Negli anni, gli studi sul crimine si sono dilatati e le scienze umane hanno fornito un contributo impressionante alla definizione, alla elaborazione, alla ermeneutica di una materia che ormai suscita anche un grande interesse sociale e culturale.

La criminologia è quotidianamente alla ribalta della cronaca ed il delitto è divenuto oggetto di singolare, talora inquietante interesse mediatico. Condurre le scienze criminologiche in un contesto originario criteriologicamente e scientificamente corretto, deve costituire l’impegno di ogni operatore del settore ed, il manuale consegnato alle stampe, pur affrontando la sistematica della materia, vuole costituire uno strumento che aiuti a fornire una chiave di lettura psicopatologica dei fenomeni delittuosi, naturalmente solo laddove se ne possa repertare la spiegazione scientifica. Abbiamo ben chiaro che l’alienato, sul piano statistico, non delinque con maggior frequenza rispetto al sano di mente, ma è altresì noto che l’agito del disturbato psichico si contraddistingue ora per l’originalità della rappresentazione della motivazione e degli scopi, ora per la sconcertante efferatezza o, addirittura, per la paradossale banalità.

La psichiatria forense, la psicologia giuridica, la medicina legale, la genetica, la tossicologia, le neuroscienze sono ancille del diritto, ma a questo sono essenziali, perché le profonde e peculiari competenze di ognuna diventano fondamentali per provare a far coincidere, nelle fasi del processo, la verità storica con la verità processuale. Non solo, ma forse tendono a prefigurare e talora a consegnarci una visione olistica dell’uomo, rispetto al complesso delle ragioni che conducono quest’ultimo, di volta in volta, a consumare il suo delitto, il suo illecito, la sua infrazione quotidiana. La multidisciplinarietà e la interdisciplinarietà della criminologia dunque non costituiscono un limite della materia quando ogni settore dello scibile si investe del compito di spiegare ed all’occorrenza prevenire la condotta umana foriera di reato.
Appare pacifico che il Diritto impone la regola, guida il percorso, scandisce i singoli passaggi, fino alla retribuzione ed al recupero, ma nessuno può negare che la psicologia ha contribuito a rivoluzionare il processo minorile e che la psichiatria ancora definisce lo spartiacque giuridico tra l’ agito con valore di malattia ed il crimine commesso con coscienza e volontà.
Certo è che il Diritto deve essere al servizio dell’uomo e che, sul piano sostanziale al centro di ogni studio o riflessione, non solo filosofica, deve rimanere, appunto, la persona fisica. La sofferenza inaudita che l’uomo, homini lupus, può infliggere al suo simile, al suo fratello ancora oggi è motivo di sconcerto, paura, insicurezza.
La parabola di Caino ed Abele, la leggenda di Romolo e Remo si rinnovano, sul piano diafenomenico e fenomenico, ogni giorno. L’ancestrale esigenza di ognuno di scotomizzare la propria morte, non ha trovato genuino conforto, non è soddisfatta dalle risposte, dagli antidoti propugnati dalla società dei consumi e del benessere, dai costumi dissoluti, da regole religiose imposte e non profondamente maturate, dal diritto internazionale che non sa impedire, ma talora alimenta la guerra ed i terrorismi. Microcosmo e macrocosmo esistenziale galleggiano apparentemente su una società e su un diritto liquido, in cui il vecchio è travolto ed il nuovo non fornisce un’ancora solida cui aggrapparsi.

Stalking, femminicidio, grooming, parricidio, mobbing, tossicodipendenza, satanismo, ma anche terrorismo e pulizia etnica sono termini o definizioni che in realtà consegnano allo spettatore, solo apparentemente distaccato, il calice quotidiano di angoscia personale. E forse il comune, condiviso straordinario interesse per la criminologia, che lambisce od investe tutti indistintamente, va ricondotto alla consapevolezza della nostra inadeguatezza, alla comune ed indistinta umana fragilità.

Nell’apparente assenza di obiettivi sensibili, è l’uomo comune ed antropologicamente insignificante che diventa a sua volta obiettivo, vestendo, suo malgrado, i panni della vittima predestinata.

Enrico Mei

Ordinario di Medicina legale - Pontificia Università Lateranense, Roma